Un cuore viola

Come posso descrivere un emozione? Come rendere l'idea di quel sottile brivido che percorre la schiena, di quella lacrima che si affaccia agli occhi? Sono sensazioni tanto profonde e personali che non possono essere descritte. Sò esattamente che è impossibile capire. descrivere certe cose ma sò di non essere solo e incompreso! ci sono su questa terra un sacco di fratelli e sorelle che sentono quello che sento io, che respirano, si nutrono e vivono di queste emozioni forti. Questa nostra Fiorentina è un emozione prepotente, una sensazione indimenticabile! E allora per provare a far capire quello che dico a chi non lo sò o per far condividere certe sensazioni con fratelli e sorelle voglio iniziare questa sezione citando un articolo di Furio Zara apparso su "Stadio" il 21-06-2004 (Vediamo chi indovina che giorno era ! :) ).
Era il giorno in cui Firenze si risvegliò da un incubo lunghissimo. Un incubo durato due anni, cominciato col fallimento, la retrocessione, la Florentia Viola. Un incubo che ci ha fatti crescere tutti, ci ha fatto trovare un grandissimo presidente e ci ha aperto davanti una radiosa giornata ! E allora eccolo questo articolo che, lo dico sinceramente, mi strappa una lacrima e un brivido ogni volta che lo leggo; una, dieci, cento, mille volte ormai l'avrò letto e puntuale si presenta sempre quel brivido sulla schiena, gli occhi si gonfiano e prima della fine della lettura una lacrima bagna sempre il mio viso !
E quindi uscimmo a riveder le stelle.
Uscimmo ubriachi di stelline filanti, con le braccia alzate, e il cuore nel taschino di Emiliano Mondonico, uscimmo quando Fantini la butta dentro e mancava ancora un tempo meno due minuti, la A non era mai stata così vicina, e il Franchi aveva le gambe molli. Appunto: uscimmo e rientrammo all’inferno quando Fantini, sempre lui, si fa cacciare per un fallo insulso, e poi quando Do Prado fa uno a uno, dove sta scritto che Firenze deve soffrire anche nel momento di massimo godimento? E quindi uscimmo a riveder le stelle, e dio solo sa la fatica di arrivare fin qui: uscimmo come esce Firenze da questa notte di baci al cielo e occhi lucidi.
Notte da brividi. Cielo a strisce rosa pallido e nuvolette tonde a branchi dietro la Fiesole, anche il destino sa scegliere i colori. Qui si fa la Storia, il franchi è una macchia viola, quelli del Perugia sono una virgola rossa: Firenze è tutta qui.
Quanto manca alla serie A?
Mancano due ore e sono tutti fuori dallo stadio. Come fa la canzone di Ligabue? Ho messo via un bel po’ di cose. Firenze stanotte ha messo via due anni di vita, e adesso ha fame di quella fame che la serie A le regalerà.
Quanto manca alla serie A?
Si comincia. Franchi strapieno, l’urlo quando entrano le squadre ti prende allo stomaco e non ti molla più. Entra Mondonico, cammina a testa bassa, guarda per terra, bello pensare che lui, colpito dall’amore viola in quinta elementare perché «Gli altri tifavano Juve o Inter e io sono sempre stato un uomo contro», bello pensare che lui abbia la tessera della Fiesole sulla taschina della giacca, tum-tum, quello è il tuo cuore, Mondo. Seduto in panchina resisterà 52 secondi, dopo due minuti stà con una gamba fuori dalla buca, dopo due minuti e un fischio di Rosetti si alzerà, urlerà, si sbraccerà, farà l’indiano accerchiato dai cowboys come ha sempre fatto tutta la vita, Mondo che molte panchine più in là era l’unico al mondo a girare con le maniche della giacca arrotolate fino ai gomiti, Mondo che quando giocava saltò una partita per andare a vedere la partita dei Beatles: Maggio, Savini, Fantini, Scaglia, chiedimi chi erano i Beatles in maglia viola in questa notte da cartolina. Occhio, c’è Diego Della Valle in tribuna, stessa balaustra che ha visto Vittorio Cecchi Gori salirci sopra con la vena del collo gonfia da far paura, lui fa ciao con la mano: jeans scoloriti ad arte, camicia azzurra con collo largo su giacca blu scuro, fazzolettino azzurro sul taschino. Mezzo metro più in qua Carlo Rossella, poi Enrico Mentana, poi il sindaco Leonardo Domenici, poi il presidente Gino Salica, da sinistra a destra in rigoroso ordine d’abbronzatura. Più su c’è tutta la vipperia viola. Ravanelli si sbraccia, vuole un rigore, fa il gesto: io mi tolgo la maglia.
Quanto manca alla serie A?
Mancano venti minuti scarsi e c’è Cosmi che ciondola la testa. Il Franchi mostra le magliette: c’è scritto: «inchinatevi A Firenze», c’è scritto trentamila volte. Striscione: «per Firenze e la sua gloria riprendiamoci la storia». Adesso è festa, c’è Bati in piedi. Bati che quando era entrato aveva graffiato il cuore del Franchi. Bati-Bati-Bati-Batigol. Lo adorano. Lui si fa adorare. Col ritegno che hanno quelli che l’amore gli rimbalza dentro, ma si fa adorare. Lui non c’era il 9 settembre 2002, loro si, erano le otto e trentaquattro minuti di una sera balorda, si giocava ad Arezzo, c’era la Sangiovannese, quella era la C2, quello è stato l’inizio, ingrato chi non si volta a guardare. Il biglietto costava otto euro, quanto costano stasera i ricordi? Segnò Masitto, segna Fantini, nomi da periferia del calcio, molte clave e pochi fronzoli, ma Firenze non dimentica: sono loro che l’hanno riportata a riveder le stelle. Do Prado va via sulla destra che sembra Pelè, ne salta uno, due, tre, poi tira da un posto che neanche a pensarci, tira e la butta dritta all’incrocio dei pali. Gelo.
Quanto manca alla serie A?
Manca più di prima, perché un minuto dura troppo anche per un minuto, perché la Fiorentina e in dieci e il Perugia uno in più, perché Cosmi entra in campo urlando come un matto perché ci crede anche lui. Della Valle si sistema gli occhiali. Una, due, tre, quattro volte. Troppe. Troppa Tensione.
Il Franchi urla: Fi-ren-ze. Fi-ren-ze.
Quanto manca alla serie A?
Mancano due minuti, manca una vita. Entra Di Livio, giusto così, Soldatino va a mettersi lì dove ha sempre fatto il Soldatino, arriva al traguardo e chissà cosa pensa lui che aveva detto: voglio esserci, quel giorno. C’è.
Quanto manca alla serie A?
Mancano le trasferte a Castel di Sangro, Imola e Montevarchi: quelle non se le dimenticherà più nessuno, manca l’ultimo cross a perdere di Ze Maria, lunga lunga lunga. Tutti in piedi, ci siamo.
Firenze in serie A.
«La Fiorentinaaaaaaaaa, la Fiorentinaaaaaaaa», altoparlante dello stadio a manetta. Mondonico si mette le mani sugli occhi, i giocatori vanno sotto la curva, Di Livio crolla a terra, sei minuti è stato in campo, dev’essere stata la partita più lunga della sua vita. Firenze in serie A sono due signori che si abbracciano in mezzo al campo, e stanno lì a stringersi, cinque minuti buoni, a dirsi che è vero. Che tutto è troppo bello, troppo viola per essere vero.
Firenze ha messo via un po’ di legnate, i segni quelli non si può: però il fischio di Rosetti alla fine è una carezza su quei lividi, però questa è una notte da raccontare, però stanotte il cuore di Firenze non lo prende più nessuno, però i cuscini di quelli che c’erano avranno molti sogni da cullare. Però guarda Rigano che corre sotto la curva e c’è Mondonico con gli occhi lucidi e la faccia stravolta, però c’è la gente di Firenze che passeggia per il campo, si siede, fa le foto, uno si inginocchia e dà un bacio all’erba, un altro si stende e guarda le stelle, un altro fa le capriole, un altro cammina e basta, col cuore leggero: perché deve essere bellissimo fare una passeggiata sul tuo sogno che sa di erba morbida, perché c’è un cielo viola dietro la Fiesole che sembra messo lì apposta.