La saggezza del mistico cammello

C'è una storia un'pò malinconica ma carica di dolcezza e profondità che periodicamente torno a rileggere. E' una storiella che ho trovato su un libro ("La saggezza del mistico cammello" appunto, scritto da Franco Ometto ed edito da Piemme di cui consiglio la lettura a tutti!) che raccoglie svariati aneddoti e racconti provenienti dalla cultura islamica (ammetto la mia quasi totale ignoranza in materia quindi non mi espongo oltre sulla loro origine :) ). Sono tutte narrazioni molto profonde ed interessanti che, spesso in poche righe, condensano una verità o un motivo di riflessione molto interessante. Stante l'elevato numero di opere raccolte in questo volume quella sul mistico cammello mi ha sempre e comunque affascinato e interessato un'pò più delle altre facendomi quasi "Innamorare". Provo il desiderio di condividerla con tutti e quindi non mi dilungo oltre e ve la riporto consigliandovene prima la lettura e poi invitandovi ad acquistare il libro intero, un opera che merita veramente una lettura attenta e meditata.

Il santo re Salomone fu il più sapiente degli uomini, perchè conosceva tutti i segreti delle creature, anche il linguaggio degli animali. Però non poteva spiegare il mistero del destino.

Un giorno allorà domandò a Dio "Tu hai attacato al collo di ciascuono il propio destino, un rotolo che verrà aperto il dì del Giudizio. Quale colpa avrà dunque il leone, nato per opprimere e uccidere e quale merito il cammello, nato per sopportare ed essere ucciso? Quale la resposabilità del bene e del male che facciamo?"

L'Altissimo rispose "In verità, colo che discutono i segni di Dio, nei loro petti non hanno che orgoglio; non raggiungeranno ciò che desiderano. Voi giudicate male ciò che è bene ai nostri occhi e viceversa. Quando ordinammo al profeta Adamo di imporre un nome agli animale, secondo le qualità di ogniuno, egli non sapeva come chiamare un grosso e sgraziato ruminante tutto dinoccolato e gibboso, ma forte nel sopportare gravi pesi, il fuoco della sabbia del deserto e la sete; generoso nel dare latte, carne, vesti e calzari; pio nel portare i pellegrini ed essere offerto in sacrifio. Sulle prime Adamo voleva dargli il nome di Brutto, ma noi ordinammo di chiamarlo Jamal, per la dolcezza dei sui occhi"

Qui Dio si tacque, lasciando che il cammello continuasse... era un sussurro portato dal fresco zefiro notturno del deserto:

"E' vero che Dio, sapiente Cammelliere, mi conduce per un sentiro fissato dalla Sua clemenza: potrei forse cambiar rotta? Tuttavia, son pur sempre io che cammino, con le mie zampe!"