Blaise Pascal, un grande pensatore

Mi è capitato di recente, per quegli strani casi della vita, di riprendere in mano e rileggere con curiosità quel bel libro "Apologetico" di Vittorio Messori che è "Ipotesi su Gesù". Nel rileggere questo volume sono rientrato in contatti con quel fine pensatore (nonchè grande matematico) che è stato Balise Pascal.

Tralasciando le sue grandi doti di intelletto e le sue capacità matematiche quello che più mi colpisce e mi attrae verso questo filosofo del XVII secolo è la sua storia personale ed il suo pensiero filosofico/apologetico.

Mi affascina questo personaggio che a un certo punto della sua vita dopo avere incontrato Cristo durante la malattia del padre ed averlo lasciato alla morte di questi nel 1651 nella notte del 23 novembre 1654 ha una sorta di "visione mistica" e viene divorato e assorbito da quel mistero infinito che è la fede. Da quel momento in poi Pascal, cervello decisamente fino, dedicata la sua esistenza ad una sorta di apologia del cristianesimo.

Al centro di questa sua opera apologetica doveva incentrarsi su una grande pubblicazione che doveva difende la fede cristiana e mostrare come evidente a chiunque la sua stessa forza e solidità. Dell'opera, che purtroppo non riusci a completare a causa della precoce morte, ci rimane solo un libretto "I pensieri di Pascal".

La lettura di questi pensieri, che ho sempre fatto in maniera frammentaria (esattamente come essi sono) senza vincolarci a un ordine preciso, mi ha sempre fatto immaginare quali avrebbero potuto essere il tono e la qualità dell'opera che Pascal aveva in mente e in un certo senso ho grossi rimpianti di non averla potuta leggere.

Bellissimi sono tutti i pensieri dell'opera (Che invito chiunque a leggere con il desideri di interrogarsi e non con un giudizio aprioristico dato dalla fede professata dall'autore e dallo scopo di questi) ma in particolare io sono affezzionato ad alcuni che secondo me rappresentano delle perle:

 

  • L'ultimo passo della ragione è riconoscere che c'è un'infinità di cose che la sorpassano.
  • "Dio esiste oppure non esiste?" Da che parte ci decideremo? La ragione non può decidere nulla; c'è di mezzo un caos infinito. Si giuoca una partita, all'estremità di questa distanza infinita, dove risulterà testa o croce. Su che cosa puntare? Secondo ragione, non potete scegliere né l'uno né l'altra; secondo ragione, non potete escludere nessuno dei due. Dunque non accusate di falsità coloro che hanno fatto una scelta, perché non ne sapete niente.
  • L'unica cosa che ci consola delle nostre miserie è il divertimento, e intanto questa è la maggiore tra le nostre miserie. Perché è esso che principalmente ci impedisce di pensare a noi stessi e ci porta inavvertitamente alla perdizione. Senza di esso noi saremmo annoiati, e questa noia ci spingerebbe a cercare un mezzo più solido per uscirne. Ma il divertimento ci divaga e ci fa arrivare inavvertitamente alla morte.